
Le lesioni elementari in dermatologia
Le lesioni dermatologiche elementari sono le alterazioni morfologiche fondamentali della cute e delle mucose, espressione clinica primaria o secondaria di un processo patologico.
Si distinguono in:
- Primitive: derivano direttamente dal meccanismo patogenetico (es. macula, papula, vescicola).
- Secondarie: conseguono all’evoluzione, trasformazione o esito delle primitive (es. squama, crosta, cicatrice).
Lesioni primitive
Macula
È un’alterazione circoscritta del colore cutaneo, senza rilievo né depressione palpabile. Può essere eritematosa (da vasodilatazione), pigmentaria (iper- o ipomelanosi) oppure dovuta a depositi esogeni (es. tatuaggi). Le dimensioni sono variabili e la superficie rimane integra. È una lesione tipicamente non palpabile, che si distingue per la sola alterazione cromatica.
Papula
Lesione solida, di piccole dimensioni (<1 cm), rilevata rispetto al piano cutaneo. Può essere puntiforme, miliare o lenticolare, con forma emisferica, ovale o poligonale. Il colore varia dal rosso vivo al bruno, al nerastro, mentre la consistenza è duro-elastica. È tipica del lichen ruber planus e può risolversi senza esiti o lasciare discromie.
Nodulo
Lesione solida di dimensioni superiori a 1 cm, rilevata e palpabile, con interessamento del derma profondo o dell’ipoderma. Può avere consistenza dura o elastica, essere mobile o aderente ai piani sottostanti. Talora tende a ulcerarsi o a guarire con esito cicatriziale. Manifestazioni nodulari si osservano nella tubercolosi cutanea, nella sifilide terziaria e nella sarcoidosi.
Vescicola
Piccola raccolta di liquido sieroso, localizzata intraepidermicamente o in sede subepidermica, di diametro inferiore a 1 cm. La resistenza del tetto dipende dallo spessore della cupola. Può comparire isolata o in gruppi, generando eruzioni polimorfe. È tipica di infezioni virali come herpes simplex e herpes zoster.
Pomfo
Rilevatezza circoscritta della cute dovuta a edema del derma. Ha colorito variabile dal bianco porcellanaceo al rosa e al rosso acceso, con forma e dimensioni mutevoli, da pochi millimetri a diversi centimetri. Si caratterizza per la rapida insorgenza e l’estrema fugacità (da pochi minuti a poche ore), è pruriginoso e non lascia esiti. Rappresenta la lesione elementare tipica dell’orticaria.
Bolla
Lesione rilevata a contenuto liquido, di diametro superiore a 1 cm. Può localizzarsi in sede subcornea, intraepidermica o subepidermica. Alla rottura del tetto segue la formazione di erosioni o croste, con riparazione spontanea che può avvenire con o senza esiti cicatriziali e discromici. Le bolle sono caratteristiche delle dermatiti bollose autoimmuni come il pemfigo e il pemfigoide bolloso.
Pustola
Piccola raccolta di essudato purulento, situata nell’epidermide o immediatamente al di sotto. Si differenzia dalla vescicola per il contenuto. Può insorgere de novo o dall’evoluzione purulenta di una vescicola. Ha forma emisferica, talora ombelicata, e regredisce spontaneamente con la formazione di una crosta giallastra, con o senza esiti cicatriziali.
Lesioni primitive
Squama
Formazione costituita da lamelle cornee che si distaccano dalla superficie cutanea, clinicamente visibili. Possono variare per forma, colore, consistenza e aderenza, distinguendosi in furfuracea, lamellare, ittiosica, psoriasica o ad ostia. La desquamazione può avvenire con normale maturazione cheratinocitaria (ortocheratosi) o con alterazioni maturative (paracheratosi). Può essere secondaria (eczema) o primitiva (psoriasi, ittiosi).
Crosta
Lesione che si costituisce per essiccazione di siero, pus o sangue sulla superficie cutanea. È secondaria a lesioni primitive come vescicole, bolle o pustole. Ha colorito variabile (giallastro se purulenta, rosso-bruno se ematica), consistenza molle o dura e può essere friabile o spessa, aderente o facilmente asportabile.
Ragade
Soluzione di continuo lineare della cute, più o meno profonda, causata dalla perdita della normale distensibilità cutanea. Se limitata all’epidermide è secca e indolente, mentre se interessa il derma ha fondo rosso, sanguinante e dolente. Colpisce più frequentemente regioni palmo-plantari, commessure labiali, capezzoli e pliche nasali.
Escoriazione
Soluzione di continuo superficiale, spesso lineare e di natura traumatica, che interessa l’epidermide e talora il derma superficiale. È generalmente provocata da grattamento intenso in corso di prurito. Può essere singola o multipla, di profondità variabile. Guarisce senza esiti cicatriziali, salvo complicazioni infettive.
Ulcerazione
Perdita di sostanza profonda, con scarsa tendenza alla riparazione spontanea, che può coinvolgere il derma e l’ipoderma. Può avere forma e dimensioni variabili, con base molle o infiltrata e cute circostante normale o arrossata. Può originare da cause traumatiche, vascolari, infiammatorie o neoplastiche e guarisce sempre con esito cicatriziale.
Cicatrice
Esito della riparazione di una perdita di sostanza che abbia interessato il derma o l’ipoderma. È costituita da epidermide assottigliata e connettivo fibroso e può essere rotonda, lineare, frastagliata o stellare. La superficie può essere piana, rilevata o depressa. Nei soggetti predisposti può evolvere in cicatrice ipertrofica, tendenzialmente regressiva, o in cheloide, persistente e recidivante.
Lichenificazione
Ispessimento della cute con accentuazione della normale quadrettatura cutanea, che assume un aspetto reticolato. La superficie appare piana, talora formata da piccole papule poligonali, di colore normale o lievemente eritematoso. La consistenza è dura ma elastica; nei casi cronici può assumere carattere ipertrofico o vegetante.
Atrofia
Assottigliamento cutaneo dovuto a riduzione numerica e volumetrica degli elementi costitutivi. La cute appare liscia, sottile, madreperlacea, con evidenza della trama vascolare sottostante. Gli sbocchi ghiandolari e follicolari restano visibili, caratteristica che permette di distinguerla dalla cicatrice.
